Istituto Comprensivo "F.Sacchetti"

San Miniato

La vita a scuola

Una ricerca del 1995 diretta da Ada Fonzi, docente di Psicologia all'Università di Firenze, suscitò a suo tempo scalpore; tutti i giornali ripresero la notizia che il "bullismo", fenomeno che si riteneva tipico delle scuole di altri paesi e di altre culture, era ben presente anche nelle scuole italiane. Il 46% degli alunni delle scuole elementari fiorentine interessate dall'inchiesta, ad esempio, aveva subito, nei tre mesi precedenti, atti di bullismo. Dati inaspettati da cui hanno preso il via, anche nel nostro paese, una serie di ricerche sulla natura e la prevenzione del bullismo, con la sperimentazione di diverse strategie di intervento, sul modello delle esperienze già maturate nelle scuole del nord Europa.

   Ma cosa si intende per bullismo? Bullismo non è semplicemente violenza diretta, sopraffazione fisica e verbale, vandalismo; è l'insieme dei comportamenti aggressivi ripetuti anche indiretti, relazionali, nei confronti di alcune vittime a cui risulta difficile difendersi, come ignorare, isolare, emarginare dal gruppo, prendere in giro, raccontare cose false sul conto di un altro o rivelare sue cose segrete, appropriarsi delle cose...

(Naturalmente non è bullismo se certi atti sono compiuti in modo scherzoso e amichevole, anche se il confine è, soprattutto per i bambini, molto labile. Non si considera, poi, bullismo uno scontro tra ragazzi che sono sullo stesso piano psicologico ed hanno la stessa forza fisica).

Lo schema di progetto proposto parte dalla considerazione della scarsa efficacia di un intervento mirato sui singoli casi e della necessità di un percorso di interventi integrati a vari livelli della vita scolastica.

Il primo passo è la presa di coscienza del problema. Gli insegnanti spesso non si rendono conto di cosa sta accadendo tra gli studenti.Come i genitori, possono pensare che certe esperienze siano inevitabili, facciano parte della crescita o, al contrario, assumere un atteggiamento iperprotettivo nei confronti delle vittime che non risolve il problema.

In effetti, molto spesso, si sottovalutano gli effetti che il bullismo ha sulla personalità dei ragazzi che ne sono vittime ma anche sul percorso esistenziale dei ragazzi che ne sono protagonisti, qualificabili realmente come soggetti a rischio.

La Ricerca-azione sul disagio scolastico, condotta dall'équipe di area del Distretto di San Miniato, volta a mettere a fuoco il "clima sociale" dei vari plessi, ha fornito un primo dato piuttosto sintomatico; all'item "Vieni a sapere che un tuo amico di classe ha parlato male di te con altri compagni ed anche con un professore quando non c'eri", il 34,8% degli alunni della scuola media di San Miniato ha indicato una reazione aggressiva, il 13% passiva e solo un 45,7% si sono riconosciuti in risposte improntate ad un atteggiamento di tipo assertivo, che implica cioè la capacità di saper esprimere i propri diritti senza violare quelli degli altri, saper affermare, di fronte ad atteggiamenti prevaricatori, i propri sentimenti, desideri ed intenzioni in maniera chiara e diretta. E' un dato che merita di essere indagato più a fondo e a questo scopo può esser utile l'uso di un questionario.

Il miglior punto di partenza per acquisire consapevolezza del problema e programmare i successivi interventi è un questionario che evidenzi la situazione nella scuola, adattando strumenti già sperimentati.

Il questionario è stato somministrato in uno stretto arco di tempo, 20 minuti, nelle varie classi da persone diverse dall'insegnante, assicurando l'anonimato delle risposte (il coordinatore del progetto con l'assistenza di studentesse del Liceo Socio-psico-pedagogico di San miniato che hanno curato anche la sua elaborazione elettronica).

I risultati del questionario saranno quindi diffusi e sottoposti all'esame da parte degli operatori della scuola, degli insegnanti e dei genitori attraverso diversi momenti di discussione. Sulla base dei risultati e della loro analisi si programmeranno gli interventi ai vari livelli, optando fra quelli che si riterranno più opportuni in un possibile elenco, quale ad esempio:

Al termine del percorso di intervento, una ripetizione dello screening con lo stesso questionario consentirà una valutazione oggettiva dell'efficacia del progetto e delle azioni attuate.

I risultati del questionario

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